Villa Caldogno

Villa Caldogno 2017-11-25T04:45:23+00:00

Storia

La storia

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Dipinti

La decorazione pittorica

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Seminterrato

Il seminterrato

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Barchessa

La barchessa e i giardini

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La storia

I Conti Caldogno, aristocratici vicentini, diedero avvio alla costruzione di una loro dimora padronale in Caldogno, alle porte di Vicenza.
È attorno al 1565 che Angelo Caldogno, stabilì la propria residenza di campagna nella Villa fatta costruire su progetto di Andrea Palladio.
La scritta “Angelus Calidonius Luschi filius” MDLXX, ci dà la certezza che nel 1570 la villa era terminata anche con le estese decorazioni a fresco del piano nobile.
Anche se non inclusa nei “Quattro libri dell’architettura” di Andrea Palladio, Villa Caldogno è ritenuta opera autografa dell’architetto.
La villa rimase di proprietà della famiglia per oltre tre secoli.
Nel 1867 l’intero complesso della Villa passò in eredità alla sorella di Pier Angelo Caldogno, ultimo discendente maschio della famiglia.
Negli anni ’30 fu venduta al dott. Ettore Nordera che vi fondò un Istituto per bambini in difficoltà.
Nel 1944 tutta la proprietà fu requisita dall’esercito tedesco.
Nel 1987 il Comune di Caldogno acquisì la proprietà e dal 1994 iniziò la prima fase della rinascita della villa di cui il degrado stava avendo il sopravvento.
Del 2016, il completamento dei lavori di restauro della Villa, dei seminterrati, delle decorazioni a fresco e del suo parco, riporta il complesso all’antico splendore.
Dal 1996 Villa Caldogno è patrimonio UNESCO.

La decorazione pittorica

Ricchissima è la decorazione pittorica degli interni (loggia, salone centrale, stanze lato ovest) dovuta in gran parte alla mano di Giovanni Fasolo (1530-1572), Giovanni Battista Zelotti (1526-1578), Giulio Carpioni (1613-1679).

La loggia

Difficile leggere negli affreschi della loggia la mano del solo Fasolo.
Quasi a voler anticipare gli affreschi del salone che ritraggono gli svaghi e le delizie della vita in villa, nella parete a sinistra sono raffigurati, attorno ad un tavolo, dei giocatori di carte; nella parete a destra, un gruppo di suonatori di vari strumenti musicali. Sulla volta a botte, entro un grande ovale, è raffigurato Il Concilio degli dei.

Salone centrale

Le pareti del salone centrale, affrescate dal Fasolo, sono scandite da una sequenza di dodici giganti chiaroscurati in funzione di telamoni, illusionisticamente reggenti l’architrave di una loggia a cassettoni.
Sulle pareti lunghe, all’interno di cornici formate da un arco a tutto sesto con la chiave di volta chiusa da un mascherone, si sviluppano quattro scene raffiguranti i divertimenti in villa.
Sulla parete orientale lo stemma dei Caldogno, quella sulla parete occidentale lo stemma dei Muzani.

Stanza in angolo sud-ovest detta Scipione

La decorazione, particolarmente fastosa, è riconducibile alla mano dello Zelotti. Le cinque scene di ambientazione storica celebrative delle virtù di Scipione, sono rappresentate entro archi a tutto sesto, intervallati da una sequenza di colonne corinzie scanalate. Queste reggono una trabeazione sopra la quale corre un fregio formato da festoni di frutta con putti che giocano con animali o volteggiano ai lati di busti e mascheroni.
Nella parete verso la strada comunale: un grande camino sorretto da cariatidi, attribuito a Lorenzo Rubini (ca.1534-1574), con l’allegoria della virtù che percuote il vizio.

Stanza del Pastor Fido

Nella stanzetta successiva nel settore di destra attiguo al salone centrale, il Carpioni introduce un motivo tratto dall’ambito letterario con la raffigurazione delle Storie del Pastor Fido di Battista Guarini (1538-1612).
Nel settore verso la strada comunale sono rappresentate scene tratte dall’Aminta di Torquato Tasso (1544-1595). Questi affreschi sono di ignoto pittore della fine del Cinquecento.

Stanza in angolo nord-ovest detta di Sofonisba

Anche queste decorazioni sono riconducibili allo Zelotti, che interpreta in cinque quadri incorniciati entro colonne corinzie, il tema delle drammatiche vicende di Sofonisba, regina di Cartagine.
La parete ovest è dominata dal grande camino, sorretto da telamoni, attribuito a Lorenzo Rubini. Sulla cappa la raffigurazione di Venere e Vulcano.

Stanza in angolo nord-est

Lungo tutto il perimetro corre un fregio della seconda metà del seicento attribuito dalla recente critica a Giovanni Massari, frescante di fiducia della famiglia Caldogno.
Vi sono rappresentanti figure ed episodi tratti dalla mitologia classica.

Stanza in angolo sud-est

Il fregio monocromo chiaroscuro, di autore ignoto che orna questa stanza è riconducibile al periodo tardo Cinquecentesco. Vi sono raffigurati nudi maschili e femminili, intervallati da piccole scene monocrome color ocra entro cartocci.

Il seminterrato

Il recente restauro conclusosi nel 2016, ha liberato il seminterrato da tramezzi ed elementi costruttivi aggiunti, ritornando alla linea architettonica originaria e mettendo in luce l’intatto sistema cinquecentesco di canalizzazione per uso domestico delle acque che, convogliate, defluiscono poi nella grande vasca circolare, ora visibile all’esterno della Villa.
Uno dei pochissimi Sistemi idraulici del ‘500 rimasto intatto e visitabile.
Tracce di muri tardi medievali emersi durante gli scavi, confermano che Villa Caldogno, su disegno del Palladio, fu costruita sopra un preesistente manufatto.

La barchessa e i giardini

La barchessa e la colombara, costruite ad una certa distanza e perpendicolari alla villa, furono edificate intorno alla metà del seicento.
È documentato, nella progettazione e realizzazione dei manufatti, l’intervento di Antonio Pizzocaro.
La barchessa, rivisitata in chiave moderna è ora sede della Biblioteca Civica e presenta al piano terra una sala conferenza per 90 persone e una saletta riunioni per 20 persone.
Statue del XVIII secolo sono poste sui pilastri dei vari ingressi ai giardini.
Con i recenti restauri sono stati ridisegnati gli spazi verdi di circa 10.000mq che circondano la villa, secondo i canoni del giardino all’italiana.
Recuperati sul lato nord, anche l’antica peschiera e il pozzo.